«Le immagini trasmesse mostrano - dicono in riferimento alla trasmissione di Ranucci - scene di forte impatto: animali costretti a vivere in condizioni igienico-sanitarie gravemente compromesse, carcasse di galline morte abbandonate nei capannoni, strutture degradate e uova sporche di feci e sangue destinate al consumo umano. Un quadro che solleva interrogativi inquietanti sulla sicurezza sanitaria, sul benessere animale e sull’efficacia dei controlli pubblici, soprattutto considerando che l’azienda è più volte stata indicata come esempio di eccellenza del settore avicolo nazionale», commentano dal Comitato Lasciateci Respirare di Monselice e di quello di Lozzo Atestino.
Il servizio di Giulia Innocenzi andato in onda su Report a inizio febbraio nell'ambito di un lavoro sulla sicurezza alimentare ha riportato al centro dell’attenzione pubblica una realtà come quella delle Fattorie Menesello, che da anni preoccupa i cittadini di Lozzo Atestino e del territorio circostante. I servizi andati in onda sul tema hanno evidenziato le condizioni gravi in cui si trovano diversi allevamenti avicoli intensivi, tra cui proprio quello di Lozzo Atestino.
Da tempo comitati e cittadini del comune denunciano le criticità legate all’allevamento e al suo progressivo ampliamento che potrebbe portarlo fino a due milioni di galline ovaiole. Nonostante segnalazioni, osservazioni e azioni legali, tutti gli enti coinvolti hanno espresso parere favorevole al progetto e l’amministrazione comunale non ha mai manifestato una reale opposizione.
Con sentenza depositata il 19 giugno 2025, il Consiglio di Stato – Sezione Sesta – ha respinto il ricorso presentato dal Comitato e da alcuni residenti contro il giudizio favorevole di compatibilità ambientale rilasciato a Fattorie Menesello. La decisione si è fermata a profili processuali, senza entrare nel merito delle contestazioni ambientali e sanitarie sollevate, né delle perizie tecniche depositate, mettendo in discussione la possibilità per i comitati ambientalisti di agire in giudizio accanto ai singoli cittadini.
Una conclusione che, pur riconoscendo la complessità e l’eccezionalità della vicenda – tanto da compensare le spese di giudizio – lascia aperti interrogativi profondi sul diritto di accesso alla giustizia e sulla tutela effettiva dell’ambiente e della salute pubblica.
«Non intendiamo arrenderci perché un allevamento di queste dimensioni, inserito in un territorio delicato come quello dei Colli Euganei, comporta un aumento inevitabile di emissioni odorigene, polveri e gas, con potenziali rischi sanitari e ambientali. In un’epoca segnata da crisi climatiche e da pandemie spesso collegate agli allevamenti intensivi, riteniamo un dovere etico continuare a mobilitarci», dichiarano dai comitati. «Dopo le rivelazioni di Report, l’auspicio è che le istituzioni competenti accendano finalmente i riflettori non solo su questo specifico allevamento, ma su un intero modello produttivo che continua a presentare zone d’ombra, a scapito della salute pubblica, dell’ambiente e dei diritti dei cittadini».